Finanziamento del carbon removal: cosa dice il rapporto WEF 2026

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Il mondo ha bisogno di 3-4 miliardi di tonnellate di CO₂ rimosse ogni anno entro il 2050. Oggi siamo a poco più di 1 milione. Non è un problema tecnologico: è un problema di soldi. Il nuovo rapporto del World Economic Forum spiega perché.

Carbon removal: un divario che si allarga

  • Secondo lo scenario net zero dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, conseguire la neutralità climatica richiederà la rimozione di 3-4 miliardi di tonnellate di CO₂ ogni anno entro il 2050.
  • La capacità di rimozione attuale si attesta a poco più di 1 milione di tonnellate all’anno, un ordine di grandezza di distanza dall’obiettivo.
  • Nel biennio 2023-2025, gli investimenti privati nel settore si sono ridotti da 1,2 miliardi a 533 milioni di dollari, una contrazione che il report attribuisce a cause strutturali, non cicliche.
  • Dal 2016 al 2024, il venture capital ha complessivamente allocato 4,4 miliardi di dollari nel carbon removal a livello globale: un flusso che si sta ora esaurendo nel momento in cui i progetti raggiungono la fase di sviluppo più critica, quella che richiede ticket tra 10 e 50 milioni di dollari per transitare verso il project finance.

Le ragioni strutturali dell’assenza di project finance

Il project finance, lo strumento che ha consentito alle energie rinnovabili di raggiungere scala industriale, è quasi del tutto assente nel carbon removal. La ragione è riconducibile a una caratteristica fondamentale di questo mercato: i ricavi sono incerti su tre dimensioni simultaneamente, prezzo, volume e timing, a causa della variabilità delle performance, dei lunghi cicli di verifica e dell’illiquidità dei mercati a termine. Questa combinazione supera la soglia di rischio tollerabile per i framework di prestito tradizionali.

A differenza delle energie rinnovabili, che hanno potuto contare su meccanismi regolatori stabili come i feed-in tariff, il carbon removal si affida prevalentemente alla domanda corporate volontaria, per sua natura di breve termine e priva di enforceability contrattuale. Senza strumenti equivalenti ai power purchase agreement, la gran parte dei progetti rimane strutturalmente inadatta al finanziamento bancario tradizionale.

Si aggiunge poi un rilevante paradosso di mercato: i principali acquirenti corporate, coalizioni come Frontier e NextGen, hanno progressivamente abbandonato i modelli di pagamento anticipato in favore del pay-on-delivery. Il risultato è che numerosi developer dispongono di contratti sottoscritti ma non riescono ad accedere ai capitali necessari per la fase costruttiva. Avviare direttamente un’interlocuzione con una banca, in assenza di intermediari specializzati, richiede mediamente tra 12 e 18 mesi per singolo istituto, tempi incompatibili con le esigenze operative dei progetti.

Un ulteriore ostacolo riguarda l’assicurabilità del rischio. Il report è esplicito sul punto: la copertura assicurativa contro il rischio di mancata consegna dei crediti non rappresenta un elemento accessorio, bensì un prerequisito per la bancabilità. In sua assenza, i comitati di valutazione degli istituti di credito non sono in grado di costruire strutture di capitale risk-adjusted e il finanziamento non si avvia. I premi attuali oscillano tra lo 0,5% e il 4% del capitale, con previsione di riduzione all’aumentare della maturità del mercato e dell’accumulo di dati storici sulle performance.

I cinque pilastri per rendere il carbon removal bancabile

Il report individua cinque elementi che, se coordinati, possono costituire le fondamenta di un sistema di finanziamento scalabile per il carbon removal.

  1. Il primo riguarda la struttura contrattuale. La bancabilità dipende dall’esistenza di contratti di acquisto a lungo termine, a prezzo fisso, con controparti dotate di merito creditizio adeguato. La soluzione più praticabile nel breve termine è il modello back-to-back: un intermediario creditizio, un consorzio corporate, un’istituzione pubblica o una grande impresa, sottoscrive un contratto a lungo termine con un developer, che può utilizzarlo come collaterale per l’accesso al debito.
  2. Il secondo elemento riguarda i sistemi di certificazione. I framework attuali generano incertezza finanziaria attraverso tempi di emissione prolungati, criteri di durabilità inconsistenti e standard soggetti a revisione continua. Perché il carbon removal diventi finanziabile su larga scala, i sistemi di certificazione devono fornire segnali di mercato stabili e prevedibili nel tempo, condizione necessaria affinché gli istituti di credito possano modellare i flussi di cassa futuri con sufficiente affidabilità.
  3. Il terzo è l’assicurazione sulla consegna, già identificata come prerequisito strutturale. Le istituzioni pubbliche, tra cui il Fondo per l’Innovazione dell’Unione Europea, possono svolgere un ruolo catalizzatore assorbendo il rischio nelle fasi iniziali, abilitando gli assicuratori ad estendere la copertura a progetti caratterizzati da maggiore incertezza.
  4. Il quarto elemento è l’integrazione nei mercati di conformità. L’inclusione del carbon removal nei sistemi di scambio delle emissioni rappresenterebbe il driver di scala più significativo, estendendo la base degli acquirenti dai corporate volontari ai soggetti regolati e migliorando strutturalmente la stabilità della domanda e dei prezzi. Il report segnala tuttavia crescente incertezza sui tempi, l’orizzonte 2030 per l’integrazione in sistemi quali quello europeo potrebbe slittare a causa di frammentazione geopolitica e ritardi normativi. I prezzi attuali del carbonio in Europa, compresi tra 60 e 90 euro per tonnellata, restano al di sotto del costo della maggior parte delle soluzioni di rimozione durabile, rendendo l’integrazione nei mercati di conformità necessaria ma non sufficiente, a meno dell’introduzione di meccanismi di differenziazione del prezzo.
  5. Il quinto elemento è rappresentato dai veicoli finanziari strutturati: special purpose vehicle e strutture di pooling che aggregano progetti tecnologicamente omogenei, riducono i costi di transazione e consentono agli investitori di applicare un framework di valutazione del rischio uniforme su portafogli di asset comparabili.

Una finestra che si sta restringendo

Il report delinea due traiettorie possibili. Nella prima, il ritiro del capitale di rischio prosegue, i mercati di conformità tardano e la maggior parte dei progetti si arresta o fallisce, con sopravvivenza limitata ai developer già adeguatamente capitalizzati. Nella seconda, le prime transazioni strutturate nell’ordine dei 10-50 milioni di dollari dimostrano che la bancabilità è possibile, si consolida un’infrastruttura finanziaria replicabile e progressivamente arrivano capitali istituzionali e integrazione regolatoria. La divergenza tra i due percorsi non è determinata dall’evoluzione tecnologica, che procede in modo costante, bensì dalla capacità di coordinamento intenzionale tra banche, governi, acquirenti e standard-setter.

Il punto di vista di Arpinge Natural Capital

Il carbon removal diventa bancabile solo se i progetti sono concepiti e sviluppati fin dall’origine per rispondere ai requisiti del sistema finanziario. Tecnologia e domanda sono condizioni necessarie ma non sufficienti, occorrono metodologie solide, misurazioni credibili e strutture progettuali finanziariamente sostenibili. È il lavoro che conduciamo ogni giorno e per questo il quadro regolatorio europeo sulla certificazione del carbon removal rappresenta per noi un riferimento operativo, prima ancora che un tema di policy da monitorare.

 

FAQ

Perché il carbon removal non riceve project finance dalle banche?

Il project finance è quasi assente perché i ricavi dei progetti di carbon removal sono incerti su tre dimensioni: prezzo, volume e tempistica. I cicli di verifica sono lunghi, i mercati a termine sono illiquidi e la domanda è prevalentemente corporate volontaria, priva di contratti a lungo termine paragonabili ai power purchase agreement delle rinnovabili. Inoltre manca una copertura assicurativa strutturata contro il rischio di mancata consegna dei crediti, condizione che i comitati di valutazione bancari considerano un prerequisito per erogare il finanziamento.

Quanto costano i premi assicurativi per un progetto di carbon removal?

I premi attuali oscillano tra lo 0,5% e il 4% del capitale assicurato. Il report WEF prevede una progressiva riduzione di questi costi man mano che il mercato matura e si accumulano dati storici affidabili sulle performance dei progetti. Nel frattempo, istituzioni pubbliche come il Fondo per l’Innovazione dell’Unione Europea possono assorbire parte del rischio nelle fasi iniziali per rendere la copertura accessibile a un numero più ampio di developer.

Quando il carbon removal entrerà nei mercati di conformità come l’EU ETS?

L’orizzonte indicativo è il 2030, ma il report WEF 2026 segnala che la deadline potrebbe slittare a causa di frammentazione geopolitica e ritardi normativi. Anche quando l’integrazione avverrà, i prezzi attuali del carbonio in Europa (60-90 €/tonnellata) restano inferiori al costo della maggior parte delle soluzioni di rimozione durabile: l’inclusione nei mercati regolati è quindi necessaria per allargare la base acquirenti, ma da sola non basterà a colmare il divario finanziario, a meno di meccanismi di differenziazione del prezzo.

 

 

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