I nuovi scenari emissivi CMIP7: come i modelli climatici ridefiniscono gli scenari climatici futuri

I modelli CMIP7 aggiornano le traiettorie globali del cambiamento climatico per il settimo rapporto di valutazione dell’IPCC. Le nuove proiezioni offrono scenari più realistici sulle emissioni future, fondamentali per indirizzare gli investimenti ESG e la valorizzazione del capitale naturale.

Oltre gli SSP: la nuova architettura degli scenari emissivi

I modelli climatici si basano su percorsi di emissione per simulare l’impatto delle attività umane sulle temperature globali. La settima fase del Coupled Model Intercomparison Project (CMIP7) introduce un cambiamento strutturale rispetto ai precedenti Shared Socioeconomic Pathways (SSP). La nuova classificazione adotta una nomenclatura basata sull’effettiva traiettoria delle emissioni, eliminando gli “scenari di base” che ipotizzavano un’assenza totale di politiche climatiche. Le nuove proiezioni, che vanno da “Low-to-Negative” a “High”, partono dalle policy attuali, analizzando cosa accadrebbe se queste venissero rafforzate, mantenute nel tempo o indebolite. Questo metodo fornisce un benchmark di riferimento per valutare scientificamente le azioni di mitigazione e adattamento in un contesto globale nel quale il rischio climatico diventa sempre più un elemento sistemico.

Una forbice termica aggiornata e più realistica per il 2100

Una delle novità più significative degli scenari CMIP7 riguarda il restringimento della forbice delle temperature previste per il 2100, che ora si attesta tra 1,6°C e 3,3°C rispetto ai livelli preindustriali. Da un lato, il limite superiore è stato drasticamente ridotto: lo scenario “High”, che esplora un arretramento delle attuali politiche, si ferma a 3,3°C, abbandonando le proiezioni vicine ai 5°C ritenute ormai implausibili in un secolo che non sarà più dominato dal carbone. Dall’altro, lo scenario “Very-Low” è stato corretto leggermente al rialzo. Questo riflette la consapevolezza che un superamento (overshoot) della soglia aspirazionale di 1,5°C dell’Accordo di Parigi è ormai inevitabile. La sfida sarà rendere tale overshoot solo temporaneo, prima di poter tentare una stabilizzazione del clima entro la fine del secolo.

Dinamiche socio-economiche e il ruolo chiave del Carbon Dioxide Removal

Le assunzioni socio-economiche che guidano i modelli CMIP7 descrivono un pianeta più popolato e con una crescita della ricchezza pro-capite più contenuta rispetto alle stime precedenti, con una popolazione globale che dovrebbe raggiungere i 10,1 miliardi di individui intorno al 2080 (nello scenario a crescita media). In tutti i percorsi emissivi virtuosi che limitano l’aumento delle temperature, i modelli si affidano pesantemente all’implementazione di tecnologie di Carbon Dioxide Removal (CDR). Le rimozioni cumulative entro il 2150 dovranno compensare le emissioni residue dei settori hard-to-abate, richiedendo il ricorso massiccio di tecnologie di rimozione e interventi basati sulla natura (Nature-based Solutions). In quest’ottica, la tutela, il ripristino e l’incremento del capitale naturale, così come gli investimenti in tecnologie di rimozione, diventano asset infrastrutturali strategici per garantire i volumi di stoccaggio di CO2 necessari al raggiungimento degli obiettivi net-zero. Arpinge Natural Capital opera in questa direzione sviluppando investimenti dedicati e strumenti a supporto della transizione, come Climacta – la piattaforma di misurazione dei rischi climatici fisici sviluppata con Ref.

 

Conclusione

I modelli CMIP7 costituiscono uno strumento di riferimento per la valutazione dei rischi fisici e di transizione legati all’evoluzione climatica. Superando le proiezioni estreme del passato e concentrandosi sullo sviluppo delle policy attuali, questi scenari restituiscono un quadro operativo di alto valore per la programmazione finanziaria. Per gli operatori del settore delle infrastrutture sostenibili e per gli investitori ESG, i nuovi dati ribadiscono come gli sforzi di riduzione delle emissioni debbano procedere in totale sinergia con strategie mirate all’assorbimento del carbonio, trasformando la conservazione del capitale naturale e lo sviluppo di nuove tecnologie di rimozione in una leva imprescindibile di mitigazione.

 

Domande Frequenti (FAQ)

  1. Quali sono i nuovi scenari emissivi CMIP7 e in cosa differiscono dai precedenti?

I CMIP7 costituiscono la nuova generazione di modelli che andrà a supportare il settimo ciclo di valutazione (AR7) dell’IPCC, sostituendo i vecchi framework SSP. A differenza dei passati modelli, i CMIP7 escludono gli scenari di base privi di policy, partendo direttamente dalle politiche climatiche oggi in vigore per valutarne la tenuta, impiegando una nomenclatura chiara e legata all’effettiva traiettoria delle emissioni.

  1. Perché lo scenario climatico peggiore è stato rivisto al ribasso?

Le iterazioni precedenti includevano scenari estremi basati su un’espansione indiscriminata dei combustibili fossili (come il noto RCP 8.5). I ricercatori hanno declassato questa ipotesi: un XXI secolo dominato esclusivamente dal carbone è oggi ritenuto non plausibile, grazie al consolidamento delle energie rinnovabili e all’avanzamento delle attuali normative di mitigazione globale.

  1. Riusciremo a mantenere il riscaldamento globale entro 1,5°C?

I nuovi dati suggeriscono che evitare del tutto il superamento della soglia di 1,5°C stabilita a Parigi sia improbabile. Lo scenario “Very-Low” prevede ora un overshoot temporaneo (con un picco intorno a 1,8°C a metà secolo), seguito da un lento abbassamento termico indotto dalla rimozione dell’anidride carbonica per tornare in prossimità degli 1,5°C entro il 2100.

  1. Cos’è lo scenario “Medio” e cosa prevede per il clima futuro?

Lo scenario “Medio” esplora l’estensione nel tempo delle politiche climatiche operative al 2025, senza presumere l’implementazione automatica di nuovi impegni volontari o target di neutralità climatica non ancora tradotti in legge. In questo percorso tendenziale, il riscaldamento globale raggiungerebbe i 2,9°C nel 2100.

  1. Che ruolo gioca la rimozione dell’anidride carbonica (CDR) in queste proiezioni?

Tutti gli scenari climatici che mirano a contenere l’innalzamento delle temperature richiedono un ricorso massiccio al Carbon Dioxide Removal per compensare le emissioni strutturali ineliminabili. Il successo di queste proiezioni è strettamente legato sia all’innovazione tecnologica per il sequestro della CO2, sia alla preservazione e al ripristino su vasta scala del capitale naturale.

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